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Cessione/acquisizione studio professionale

Specializzazione e aggregazione sembrano essere l’unica strada per competere in un mercato sempre più dinamico.

Lo studio professionale individuale “all’Italiana”, caratterizzato da professionisti “tuttologhi”, sembra essere destinato a scomparire di fronte al “Capitalismo intellettuale”.
Informazione, aggiornamento, conoscenza e specializzazione sono fondamentali per essere competitivi, o meglio, per poter anche solo “sopravvivere” nel contesto economico attuale.
Per rispondere a tali esigenze della clientela, che chiede risposte sempre più efficienti al proprio professionista, una delle strade percorribili è, senza dubbio, la cooperazione intellettuale ovvero l’aggregazione.
L’Osservatorio Professionisti & Innovazione Digitale, nella ricerca 2016-2017, rileva la dinamicità del quadro italiano degli studi professionali: quasi il 50% degli studi è interessato ad operazioni di M&A, sia nel ruolo di acquirente che come oggetto di acquisizione*. 
Su tale argomento si era già espresso anche il presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, Dott. Massimo Miani, nel corso di Telefisco 2017 il quale definisce “urgente” accompagnare la professione in un processo di cambiamento per affrontare i mutamenti del mercato. Infine il dott. Miani rileva che “

La professione è ancora organizzata in modo troppo individuale. Occorre puntare sulle aggregazioni.” e senza soffermarsi troppo sullo strumento giuridico da utilizzare occorre “cambiare la mentalità. Lo studio individuale può funzionare nei casi di iper-specializzazione, ma in generale per fare professione è necessario mettere insieme più specialisti.”
fonte: osservatorio.net

 

Considerato che il numero delle aziende è diminuito, che i competitors sono sempre più agguerriti (CAF, Associazioni di categoria, associazionismo low cost ), oggi i professionisti devono riflettere sul proprio ruolo e sul come questo ruolo viene interpretato o dovrebbe essere interpretato.

Le aziende non vivono solo di adempimenti, gli imprenditori devono poter contare su professionisti disponibili a mettersi in gioco.

Nel febbraio 2010 la Cassazione Civile ha riconosciuto la liceità della cessione di uno studio professionale a fronte del pagamento di un corrispettivo e con un complessivo impegno delle parti volto a favorire una continuità di rapporto professionale tra le parti.

Ci sono valori oggettivi e valori soggettivi da far confluire in una negoziazione, che si estrinseca in un prezzo ma soprattutto in un percorso di cessione/acquisizione.

Conosco la realtà degli studi professionali e ne conosco personalmente tantissimi, non entro nella due-diligence, quanto nella scelta della squadra che sia in grado di portare avanti con successo un percorso di cessione/acquisizione M&A.

Eseguire una corretta due-diligence fra professionisti inizia solo se le parti si attivano e motivano verso un processo di cessione/acquisizione condiviso.

La mia attività è mirata a creare le condizioni ottimali affinché il processo abbia inizio; valuto con gli attori in gioco le sinergie che agevolano il processo (uniformità o meno delle risorse informatiche degli studi coinvolti, le risorse umane, le proprietà/locazioni immobiliari).
Resto deliberatamente ai margini quando i professionisti iniziano una vera e propria due-diligence poiché un professionista sa cosa essa sia, e sa come fare, ciò che non sa fare è afferrare il processo di cambiamento.
Le ragioni sono molteplici, note o latenti, la più banale è rappresentata proprio dalla natura stessa della professione.

Il tempo è una variabile critica nel processo di acquisizione/cessione studio, il mio ruolo è coglierlo e condividerlo..

Andrea Padovan

M&A

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